E’ il mese di marzo dell’anno ‘20, la primavera si sveglia e insieme a lei il sole si fa più caldo, il cielo più limpido e i colori più accesi; ma il mondo resta immobile. Le strade sono vuote e così i parchi, le stazioni, i bar e le scuole. Tutto sembra essersi cristallizzato, ma i fiori sbocciano e gli animali escono dal letargo, mentre noi esseri umani viviamo la quarantena dentro quattro mura mai state più strette. I primi giorni alcuni scappavano dalla zona rossa, disorientati e impauriti, altri con leggerezza si ritrovavano in gruppo nelle piazze a condividere abbracci e risate, mentre altri si ammalavano e morivano sempre più frequentemente per il contagio. Oggi, 14 marzo 2020, il popolo italiano si ritrova a navigare nella stessa barca in un mare ignoto e surreale; ma in tutto questo può esistere “l’opportunità”? Siamo bombardati ogni giorno di doveri, impegni, paure e schemi sociali che quotidianamente allontanano dal proprio Io, rischiando di restare estranei a noi stessi per tutta la vita. In un momento in cui si è politicamente obbligati a stare soli, anziché vivere con la paura del distacco dagli altri, possiamo tutti, contemporaneamente, avere l’occasione di non ignorare più il nostro sentire profondo e di conoscerci come singoli individui. “Tempo verrà in cui, con esultanza, saluterai te stesso arrivato alla tua porta, nel tuo proprio specchio, e ognun sorriderà al benvenuto dell’altro, e dirà: Siedi qui. Mangia. Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io. Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore a se stesso, allo straniero che ti ha amato per tutta la vita, che hai ignorato…”. Così scrive D. Walcott nella poesia “Amore dopo amore”, un inno all’autocoscienza e all’accettazione di sé. Questo è un periodo in cui si può ricercare la propria identità, rendendo la solitudine la propria forza temporanea. Può diventare un trampolino di lancio verso qualcosa che ordinariamente ci spaventa vivere, un’occasione per riflettere sulle proprie scelte, decidendo di voltare pagina o riabbracciando un capitolo passato lasciato in sospeso. Si è avvantaggiati a scoprire e contemplare la bellezza di un libro dimenticato sullo scaffale, di un genere musicale mai considerato prima o di un film rimandato e mai guardato; ma si è avvantaggiati anche a percepire la bellezza di tutti gli attimi svalutati o non colti, come se  l’universo ci stesse comunicando di fermare tutto per un attimo apparentemente interminabile e di prendere in mano la nostra coscienza singolarmente, arrivando al giorno in cui rincorreremo consapevolmente la nostra Verità, libera da ogni paura e costrutto mentale. E’ un tempo in cui, più di ogni altro momento, siamo i migliori amici di noi stessi e per questo sempre meno estranei. Magari un giorno, quando tutto sarà finito, ci incontreremo per strada e, sorridendo, ci abbracceremo pur essendo tra noi sconosciuti, ma nessuno più sconosciuto a se stesso.

Elisa Tempesta (5^DL – a.s. 2019/2020)