Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Giacomo Mazzariol o del suo libro d’esordio Mio fratello rincorre i dinosauri. Se hai sollevato una mano sappi che non ti trovi in numerosa compagnia. La popolarità di Mazzariol è pienamente comprensibile (se poi sia anche meritata è un’altra storia): non succede tutti i giorni che il libro di un ragazzo della vicina Castelfranco venga pubblicato da una casa editrice importante e famosa come Einaudi. Per i pochi che non conoscessero nulla del testo di cui mi appresto a scrivere lascerò che sia l’autore stesso ad introdurvi la sua storia:

‹‹Insomma, è la storia di Giovanni, questa. Giovanni che va a prendere il gelato.

 -Cono o coppetta?

 -Cono!

 -Ma se il cono non lo mangi.

-E allora? Neanche la coppetta la mangio!

Giovanni che ha tredici anni e un sorriso più largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: ‹‹Mi sono sposato››. Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e una dopo l’altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche. Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo››

 Il libro del 2016, nato sulla scia del video The Simple Interview  ( questo è il link del corto https://youtu.be/0v8twxPsszY ) girato da Giacomo in occasione della Giornata mondiale della Sindrome di Down, è stato un po’ il trampolino di lancio per l’autore, che oggi ha ventun anni, vive a Roma, studia filosofia ed è sceneggiatore per Netflix, ma non mi trovo qui per parlare di lui, bensì della sua opera; la quale racconta di come il narratore-autore abbia impiegato dodici anni a vedere il mondo con gli occhi del fratello affetto da Trisomia 21 (così detta a causa della presenza di un terzo cromosoma nella coppia 21), più comunemente chiamata Sindrome di Down, ad accettarlo e comprenderlo senza vergognarsene.

Lessi per la prima volta Mio fratello rincorre i dinosauri durante le vacanze estive del 2016; ero stata alla presentazione del libro fatta dall’autore in persona, all’epoca non era così difficile contattarlo come lo è oggi; i compagni della 3C ne sanno qualcosa, ma sperano che la loro gentile lettera sortisca l’effetto desiderato e che quindi avremo presto il piacere di accogliere nella nostra scuola Giacomo in persona. Non mi aveva entusiasmata troppo, mia madre comprò comunque una copia ed io preferii concentrarmi su altre letture. Nel corso di quell’estate rimasi senza niente da leggere per un periodo e, un po’ per noia, un po’ per curiosità presi in mano la ‹‹Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più›› e non mi pentii di averlo fatto.

Mio fratello rincorre i dinosauri è un libro leggero, ma profondo; scritto in un linguaggio informale e semplice, come si addice ad un ragazzo di diciannove anni che racconta di e per adolescenti, ma nonostante questo ha raggiunto e conquistato anche un pubblico più adulto grazie al mix di comicità e tenerezza. 

Nei commenti sotto a The Simple Interview molti affermano di aver pianto leggendo il libro, personalmente non sono il tipo di ragazza dalla lacrima facile, ma ammetto che certi passi possano apparire piuttosto commoventi (o patetici, dipende dai punti di vista), come quando, in occasione di una recita dell’asilo, Giovanni scappa verso il fratello per poi venir imitato da tutti gli altri bambini che si lanciano ad abbracciare i propri genitori. Nella vita della famiglia Mazzariol si alternano allegria, ansia, turbamento, ma nulla abbatte questo nucleo familiare sempre sorretto dall’amore e dall’affetto verso ogni suo membro, caratteristica che contrasta con la cura per le apparenze e la patina di agiatezza che altre famiglie presenti nella storia sembrano tenere in gran conto.

Questo libro diviene, attraverso il lungo percorso di Giacomo verso la comprensione del fratello, il “modello imperfetto” del rapporto che noi “normali” abbiamo con chi è affetto dalla Sindrome di Down: repulsione e vergogna lasciano progressivamente il passo a comprensione ed accettazione; siamo un po’ tutti Giacomo Mazzariol ed è per questo che, mentre si procede nella lettura, ci si immedesima sempre più nella sua storia, si gioisce e si ride insieme al narratore ed alla fine, una volta chiuso il libro, Giovanni si ritrova ad avere una sorella, un fratello, una madre o un padre in più senza saperlo. 

(M.A.A.R., 3^C, 2017/2018)