Vi proponiamo i testi premiati durante la festa dei 50 anni del Liceo Artistico Fanoli, per il concorso “Il mio Fanoli”.

Questo è stato realizzato da Giulia Ferronato (3^DL).

Il mio Fanoli non è mio.

Il mio Fanoli è nostro.

Nostro di noi ragazzi che la mattina alzarsi “Che sbatti”, la generazione che fa tutto schifo, perché sì. Che schifo la scuola, che schifo i prof, che schifo i compagni. Anche se poi in realtà non fa proprio schifo. 

Perché sì … la sveglia alle sei di mattina è una rottura, il pavimento freddo appena dopo il piumone bollente a dicembre è un trauma, il bus che non passa mai e che quando passa, lo perdi, è una congiura, lo zaino strapieno in spalla che ti spezza la schiena anche se dentro c’è metà delle cose che ti servivano realmente è una tortura, e la scuola da fuori alle sette sembra un carcere. Ma poi ci stanno gli amici ad aspettarti al varco. Lì, di fronte a quell’ingresso che tanto odi, con gli zaini in spalla e già mille idiozie in testa. Il rito del caffè alle macchinette la mattina. Il solito compagno che scrive sul gruppo “Ho perso l’autobus, entro alla seconda”, che se poi controlli su Instagram stava al bar con la morosa. I professori che già dalla prima ora dimostrano di voler concludere il programma entro gennaio, tanto vanno veloci a spiegare … e quando chiedono se abbiamo capito, tutti giù ad annuire e appena si girano ci guardiamo e “Tu hai capito?” “Ma quando mai!?” L’ansia della verifica, o dell’interrogazione, che  è sempre meglio la seconda perché si sa … al Liceo lo sport per eccellenza è l’arrampicata sugli specchi. E allora parte il tipico “Ma tu hai studiato?” con il classico “Insomma…” di quello che tanto alla fine prende sempre dieci. Le mani sempre sporche di tutto: penna, pennarello, tempera, carboncino, gesso, argilla e chi più ne ha più ne metta; con le conseguenti gite in bagno a <<lavarsi le mani>>, e poi invece finite a fare gli Hunger Games con l’acqua. E la ricreazione, che è come l’ora d’aria dei carcerati; e non si sa come mai in contemporanea alla campanella arriva sempre la fila alle macchinette e per prendere i panini, che due euro per uno di quei cosi è un furto, ma vuoi mettere con la pancia vuota fino all’una e mezza? Le passeggiate fino al Meucci, giusto per dire che “No, meglio il Fanoli”.Perché sì, lamentarsi è bello e fa sempre bene, ma diciamocelo, la nostra è proprio una bella scuola. E non fraintendetemi, non parlo dei muri scrostati, dei soffitti che perdono, del materiale che non c’è mai quando serve o dei banchi rovinati uno più dell’altro. E non parlo nemmeno dei bagni, che è brutto da dire, ma che puzza! No, il bello del Fanoli è la gente del Fanoli. Pazzi e incompresi, dei folli che messi insieme non ne fanno uno di sano, ma che la sanno lunga su come divertirsi. Perché, alla fine, il Fanoli siamo noi, no? Il mio Fanoli non è mio. Ma il nostro Fanoli io me lo porto dentro. E me lo porterò dentro anche fra tre anni quando, se Dio vuole, quell’ostacolo insormontabile che oggi mi sembra la maturità, sarà solo un muretto alle mie spalle che, chissà perché … mi faceva così paura!!? Perciò sì, questo è il MIO Fanoli. Ma è anche quello di tutti gli altri studenti che hanno visto e vedranno questi corridoi e queste aule, di quelli che ormai di anni ne hanno trenta e di quelli che fanno ancora l’asilo.

Questo è il NOSTRO Fanoli.

Giulia Ferronato (3^DL 2019/2020)